Maschilismo: come e perché combatterlo

femminismo

La cronaca attuale tende, molto spesso, a trattare il tema della violenza sulle donne basandosi sulle vicende più orribili e disastrose dei giorni nostri, quali il femminicidio, lo stalking, lo stupro, la violenza domestica e potrei (purtroppo) continuare ancora a lungo.

La discriminazione di genere, tuttavia, è un germe che si annida amaramente nella vita di tutte le donne, nessuna esclusa. E non parlo, questa volta, di violenza fisica o psicologica, ma parlo di violenza d’animo, di quella cattiveria sottile e subdola, neanche tanto celata; parlo di parole, di gesti involontari, di trattamenti differenziati che, poco per volta, si attorcigliano alla tua vita quotidiana, mettendola un po’ all’angolo, facendoti capire a chiare lettere che è giusto così. Perché? Perché sei donna.

Il maschilismo è un atteggiamento basato sulla convinzione secondo cui l’uomo è superiore alla donna (e qui apro una parentesi: nessuno osi paragonarlo al femminismo, che, invece, è un movimento che nasce e continua a vivere per perseguire l’obiettivo della parità tra i sessi).

E’ capitato a tutte: il tuo collega uomo ha una carriera brillante perché è in gamba, tu sicuramente hai concesso il tuo corpo a qualcuno; un uomo ha lasciato la moglie per te? Sei una rovina famiglie. Il tuo uomo ti ha lasciato per un’altra? Sei tu che non sei stata in grado di tenertelo; sei troppo giovane per vivere questa o quell’altra esperienza. Io l’ho vissuta alla tua stessa età, ma io sono un uomo; non sta bene per una donna dire questo; non sta bene per una donna fare quell’altro.

Ecco un riassunto di ignoranza e bigotteria di sole sei righe, che chiarisce correttamente come il maschilismo si insinui beceramente in ogni aspetto della vita di una donna, iniziando da quello familiare, continuando alla sfera sessuale e, addirittura emotiva, passando, poi, sul piano lavorativo e terminando, infine, in un atteggiamento sociale.

E cosa dobbiamo, quindi, fare per difenderci dalla discriminazione maschilista? Dobbiamo, forse, conviverci? Mai.

Quanto è forte il senso di impotenza e la rabbia che generano queste situazioni? Sfoghiamoli. Il maschilista è fondamentalmente un uomo povero. E’ un uomo che non ha niente. Non ha cultura (e questo mi sembra ovvio), non ha consensi (sebbene cerchi di accaparrarseli dai suoi simili), non ha sensibilità, né intelligenza, tanto meno sicurezza o forza di carattere. Quindi si appella all’unica cosa che ha: l’essere uomo. Basterà fargli notare che l’appartenenza al sesso maschile non è un merito, non è qualcosa che si è guadagnato, non è un premio che ha ottenuto.

Abbiamo tutto il diritto di dirglielo. Noi abbiamo il diritto ed il dovere morale di parlare e ribattere davanti alle discriminazioni che ci vedono vittime dell’ignoranza maschilista. Non siamo un bersaglio su cui l’uomo può scaricare una serie di pallottole di frustrazione e delirio di onnipotenza. Non siamo nate per vivere all’insegna della rassegnazione.

Perché qui sta il punto: il maschilismo è, spesso, così infimo e subdolo da non poter essere dimostrato. E senza dimostrazione, è difficile chiedere ed ottenere aiuto e tutela. Ed è per questo che dobbiamo lottare e remare contro gli esponenti panciuti di tale convinzione malata: abbattere i silenzi per costruire castelli di giustizia con dignità, perseveranza, intelligenza, coraggio e bellezza di spirito. Tutte cose assolutamente dimostrabili, che magicamente seccano ogni fiume di arroganza e riducono ad un deserto ogni coltivazione di discriminazione. Perché il maschilismo è il primo seme che, se coltivato, genera e delira nel reato, nella violenza fisica, psicologica e sessuale, nonché, nelle situazioni più estreme, nel femminicidio.

Non amatelo quel seme. Non accuditelo, non difendetelo, non tutelatelo. Non dategli modo di crescere e di annullarvi.

Piuttosto combattiamolo. Sempre.

 

 

Eleonora Galati

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