Influencers e gogna mediatica: si alle donne senza bavaglio

cerniera

Il momento in cui ho capito davvero quanto fosse difficile essere donna, è stato quando ho iniziato a lavorare con la scrittura.

Ci insegnano che l’uomo moderno è attratto dalla donna forte ed indipendente, che nella società attuale non esiste più alcuna differenza tra i sessi, che, “anche se sei donna”, nessuno ti metterà i bastoni tra le ruote.

Balle. L’uomo è stato, è e sarà sempre terrorizzato da una donna indipendente. La nostra indipendenza economica, emotiva, affettiva, intellettuale, sociale e sessuale lo spaventa a morte. Molto meglio le donne che, almeno sotto qualche punto di vista, risultino su un piano di inferiorità e dipendenza. Così sarà sempre certo di essere lui quello che porta i pantaloni e che può gestire la relazione. Una donna indipendente non ha bisogno di nessuno e il rischio è quello di trovarsi sbalzati fuori di casa alla prima scappatella extraconiugale, al primo schiaffo o al primo pugno sul tavolo.

La società in cui viviamo è malata. Abbiamo sbagliato qualcosa, prendiamone atto. Se sei una donna e pretendi di voler dire la tua, sei destinata alla gogna.

Quando decisi di aprire il blog, sapevo a cosa sarei andata incontro: metà dei miei colleghi dell’università iniziò a supportarmi, l’altra metà ad annientarmi. C’è stato chi ha condotto una vera e propria campagna di odio nei miei confronti: “lo fa per mettersi in mostra”. Beh, è vero. Ho delle idee ed ho intenzione di comunicarle al pubblico, senza la pretesa che vengano necessariamente condivise. Ho racimolato esperienze di vita terribili; grandiose, ma terribili. C’è un motivo per cui parlo spesso della violenza sulle donne e la discriminazione di genere, c’è un motivo per cui nei miei articoli ho trattato argomenti come la lotta contro il cancro. Voglio comunicare agli altri ciò che ho imparato dalle mie esperienze, perché si sentano meno soli, perché capiscano quanto è importante lo strumento della legge, perché sappiano che, da certi inferni, si può uscire. E’ questo ciò che metto in mostra.

“Il suo non è un vero lavoro”. Non credo. Fornisco una prestazione e, per questo, vengo retribuita, come per qualsiasi altra professione. Le mie amiche che fanno le cameriere o le baby sitter sono state accusate di fare un lavoro banale. Io che faccio la scrittrice, di non fare un vero lavoro. Mettetevi d’accordo e fateci sapere il verdetto. No, non perché ci interessi. Giusto per capire fino a che punto arriva la vostra mediocrità.

“Parla di make up”, con riferimento al mio lavoro per Style And Trouble (www.styleandtrouble.com), il blog di moda e beauty per cui lavoro da tre anni. Si, scrivo di make up e bellezza. Un lavoro di cui vado estremamente fiera, con una squadra di cui sono ancora più fiera. Grazie alla moda, una donna può esprimere la propria personalità. Grazie ai cosmetici, una donna, se lo desidera, può correggere quelli che reputa essere difetti e, così, acquistare maggiore sicurezza in se stessa. Per questo lo considero il lavoro più bello del mondo: parlo di bellezza, di dignità umana, di libertà di autodeterminazione.

Eppure, in questi cinque anni, ne ho vista di gente che ha provato a mettersi in mostra. Qualcuno con intelligenza e con stile, qualcun altro con modi balordi. Ma nessuno ha mai detto nulla, nessuno ha mai criticato gli atteggiamenti dei miei colleghi maschi, perché per le ragazze, alla seconda domanda rivolta al professore, c’era sempre qualcuno pronto ad etichettarle come prostitute. A me è toccata proprio una gogna in piena regola, una specie di mobbing esterno e silenzioso, perché, in quanto donna, non ero degna di dire la mia.

Nessuno ha mai detto “non mi piace come scrive” o “non mi piace quello che scrive”, che sarebbe stato un sacrosanto parere personale e che, come tale, avrei serenamente accettato. Il punto è che non va proprio bene che io scriva. Non va bene che io dica quello che ho da dire.

Ed il fenomeno va ben oltre il mio dipartimento: è un fenomeno sociale.

In questi giorni, Chiara Ferragni è stata accusata di essere una madre indegna perché, durante un viaggio, ha lasciato, per qualche giorno, il figlio con il padre. E’ stata accusata di avere un brutto corpo, a pochi mesi dal parto. Da sempre, sotto ogni sua singola foto, viene aggredita, insultata, presa di mira insieme alla sua famiglia, a causa del suo lavoro.

Tralasciando il fatto che vi piaccia o meno Chiara Ferragni: dov’è la parità dei sessi? Perché il compagno di Chiara, che, come sappiamo, è un famoso cantante, non viene accusato di aver abbandonato il figlio durante i suoi concerti? Perché gli influencers uomini non subiscono questa gogna mediatica? Perché il bullismo viene represso nelle scuole e condannato, se rivolto ad un ragazzino cicciottello e con l’apparecchio, mentre viene serenamente accettato nei confronti di una ragazza poco più che trentenne, che sta soltanto facendo il suo lavoro?

E questo fenomeno interessa tutte le influencers donne. Non ho mai letto un commento negativo o un insulto grave verso un influencers uomo. Perché?

Il punto non è che alla società non piace il lavoro che facciamo. Basterebbe dire “non mi piace il tuo lavoro”. Il problema non è il lavoro, il mettersi in mostra, ciò che si scrive o si condivide. Il problema è che siamo donne. E dovremmo stare zitte, relegate a casa, a fare da mangiare per i figli. Perché il successo è uomo e noi non siamo degne.

Ai miei colleghi che si domandavano (potevate chiedermelo direttamente, se eravate così interessati) se avessi chiuso il blog: no, mi dispiace. Mi sono solo concessa alcuni mesi di pausa per lavorare ad altri progetti.

Non ci siete riusciti a mettermi il bavaglio. E non ci riuscirete mai.

 

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