Stealthing, una diversa forma di violenza sessuale: cos’è e perchè viene praticato

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Lo stealthing è una pratica sessuale illegale e consiste, sostanzialmente, nell’ingannare il partner, facendogli o facendole credere che il rapporto sessuale sia protetto attraverso l’uso di contraccettivi, mentre, in realtà, non lo è.

L’illegalità dello stealthing è già stata sancita in alcuni paesi come il Regno Unito e la Svizzera; noi non lo contempliamo come fattispecie a sé stante, possiamo dedurlo dall’art. 609 bis del codice penale (situazione che si è già verificata). Ritengo, però, (mio modestissimo parere) che sarebbe opportuno, al riguardo, prendere spunto dalla regolamentazione estera. Vero anche che, al momento, siamo impegnati in altre faccende più serie, tipo cercare di capire se le vittime di stupro abbiano volontariamente assunto alcolici prima della violenza: ma questa è un’altra storia.

Tornando all’argomento di questo articolo, lo stealthing si configura nella situazione in cui l’uomo (sia nel rapporto eterosessuale, tanto nel rapporto omosessuale) toglie il condom senza il consenso del partner ovvero quando la donna manometta il profilattico (apportandovi dei piccoli fori, ad esempio) o menta circa l’assunzione della pillola anticoncezionale.

Statistiche alla mano, la maggioranza delle vittime di stealthing (chi l’avrebbe mai detto!) sono donne.

Sottolineo: tale pratica costituisce una violenza sessuale in piena regola, terribile, barbara e meschina come ogni forma di violenza sessuale, sia essa compiuta da un uomo o una donna.

E’ interessante, tuttavia, soffermarsi sul perché si pratichi lo stealthing: ebbene, mentre per le donne la spiegazione risiederebbe nel desiderio di maternità o nel moralismo religioso, per gli uomini, invece, si tratterebbe di un delirio di onnipotenza, attraverso il quale si arrogherebbero un cosiddetto “diritto a diffondere il proprio seme”.

Nel primo caso si tratta di ignoranza ed arretratezza cerebrale di quelle rare; nel secondo di maschilismo, nudo e crudo. I presupposti risultano squallidi in entrambi casi, nulla da dire.

Ma c’è di più: se le donne autrici di stealthing vengono processate, (giustamente) punite e semplicemente etichettate dalla società come delle poverette esaltate, gli uomini hanno avuto ben da ridire. Su quale pianeta all’uomo può essere vietato questo sacrosanto “diritto a diffondere il seme”? Come osa la donna pensare di poter ostacolare questo diritto di genere? Pare che la questione sia stata oggetto di innumerevoli polemiche e dibattiti, come se realmente si potesse mettere in dubbio l’illiceità di tale atteggiamento (solo se messo in atto da un uomo, ovviamente).

Sebbene la questione si sia svolta fuori dal diritto di casa nostra, questa deve certamente farci riflettere: se mai lo stealthing dovesse essere regolamentato come fattispecie singola e ben delineata, come reagirebbe la nostra società? Sono sufficientemente certa che un discreto numero di <<legioni di imbecilli>> si organizzerebbe per tentare di affermare questo famoso “diritto a diffondere il seme”. Penso anche che qualche scemo, che ha ascoltato più telegiornali degli altri scemi, potrebbe addirittura intravedere tale presunto diritto all’interno dell’art. 2 della Costituzione.

Non l’avrebbero mai vinta, certo, ma penso che, un po’, mi si sgretolerebbe il fegato a sentire, per l’ennesima volta: “tanto la legge è sempre dalla parte delle donne”.

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