Il Congresso delle Famiglie, appuntamento con l’ignoranza

L’ho già detto in diverse occasioni: quando il diritto conia espressioni di apparentemente facile comprensione, succedono danni irreparabili.

Gli esempi sono diversi, come “legittima difesa”, “libertà di pensiero”, “libertà di espressione”. Quest’ultima, in particolare, è quella che temo di più.

L’ignorante medio, sostanzialmente, crede che, in virtù della libertà di espressione, gli sia consentito esprimere qualsiasi cosa gli passi per la testa. Vi do una notizia: non funziona così.

La libertà di espressione (come ogni altra libertà) può essere esercitata nei limiti in cui questa non vada a ledere i diritti e le libertà altrui.

E di gente che stroppia malamente il reale significato di queste espressioni giuridiche si ne vede, quotidianamente, a bizzeffe. A quanto pare, però, nei tre giorni appena trascorsi, la suddetta gente si è data appuntamento, tutta insieme, a Verona, nel Congresso Mondiale delle Famiglie.

Il programma della reunion sembra un incrocio tra il manifesto del partito fascista e i percorsi prematrimoniali cattolici degli anni ’60. Riporto testualmente:

  1. La bellezza del matrimonio. – E qui devo per forza di cose riportare un’osservazione, che qualcuno ha già fatto prima di me: come mai, tra gli esponenti dell’iniziativa, vi sono differenti soggetti conviventi, separati, divorziati?
  2. I diritti dei bambini. – Ovviamente secondo gli adulti, in questo specifico caso, adulti completamente sprovvisti di competenze di pedagogia, sociologia e psicologia. Mi sembra ottimo.
  3. Ecologia umana integrale. – Già quell’ “integrale” mi inquieta.
  4. La donna nella storia. – Sono pronta per il rogo!
  5. Crescita e crisi demografica. – Soluzioni? Vedi il punti 8.
  6. Salute e dignità della donna. – Questo Congresso è già un insulto in piena regola per la dignità della donna e dell’umanità.
  7. Tutela giuridica della vita e della famiglia. – Se commento finisco ai domiciliari.
  8. Politiche aziendali per la famiglia e la natalità. – Ah ecco!

Concluso questo raccapricciante elenco, mi rivolgo a coloro che si ritengono a favore di queste tematiche, quali “la famiglia tradizionale”, “no all’aborto”, “no alle unioni civili”, “si al ruolo tradizionale della donna”.

In primis: curatevi. Non vi sto offendendo, lo giuro. Ve lo dico con affetto e tenerezza: studiate, informatevi, uscite dalla sola disciplina che vi hanno insegnato all’università e leggete la Costituzione, i libri di storia, gli studi di antropologia. Salvatevi, fatelo per voi stessi e per gli altri.

“Ma come ti permetti? Questa è la mia opinione, ho la libertà di pensiero.”

No.

“Come no?”

No. Il tuo pensiero lede i miei diritti, per cui non ti è concesso affermarlo. Io non voglio stare in casa a fare figli e stirare panni, per cui ledi un mio diritto. Le coppie omosessuali, che si amano e intendono tutelare se stessi e il partner, devono poter ricorrere all’unione civile, quindi ledi un loro diritto. Le donne vittime di stupro, le donne che rischiano la vita con una gravidanza, le donne che non sono pronte ad avere un figlio e quelle che non lo saranno mai, meritano di ricorrere alla pratica dell’aborto e, anche qui, ledi un loro diritto. I conviventi more uxorio, che per libera scelta non intendono unirsi in matrimonio, hanno il diritto a seguire la proprio scelta, ergo ledi un loro diritto.

Per cui no, non vi è concessa nessuna libertà di pensiero e di opinione. Non sul corpo degli altri, non sulla vita degli altri, né sulle loro scelte, sulla loro sessualità, sul loro amore.

“Questo è un tuo pensiero.”

Ancora, no. Lo dice la Costituzione. Ad esempio, gli obiettori di coscienza non hanno alcuna ripercussione legale (purtroppo), ma questa è una lacuna legislativa che versa in una situazione di incostituzionalità. Essere obiettori di coscienza è un atteggiamento anticostituzionale, che viola quanto contenuto all’interno dell’art. 2.

Prima o poi, questa lacuna sarà colmata e per gli obiettori di coscienza non ci sarà altra soluzione che la radiazione dall’albo.

Informatevi prima di fare i cherubini del paradiso del bigottismo.

Vorrei sapere (e spero vivamente in delle risposte, per quanto strampalate saranno) cosa vi dà il diritto di decidere cosa sia meglio per la vita di un individuo. Dovete spiegarmi in base a cosa vi arrogate la libertà di proferire parola in riferimento alla vita privata, affettiva e sessuale di un soggetto. Vi prego, illustratemi su quali basi ritenete di sapere cosa sia giusto o meno per l’esistenza altrui.

E, dopo averlo fatto, vergognatevi.

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