Quello che ho imparato dalla quarantena

Gli ultimi 16 giorni sono stati piuttosto strani.

Una mattina ti alzi e ti senti invincibile, ci credi davvero che “andrà tutto bene”, porti a termine decine di attività nel corso della giornata, dalla preparazione di una torta a tre piani, al corso di giapponese online.

Il giorno dopo, invece, ti svegli ed hai un macigno sul petto. Non sai se sia l’ansia, la preoccupazione per i tuoi cari o la strada vuota oppure il doversi mettere i guanti per aprire il portone del palazzo. Passi davanti allo specchio e sei brutto, non trascurato, ma proprio brutto, anzi abbruttito, con tanto di occhiaie e capelli a scopa. Perché la notte dormi male e durante il giorno non hai stimoli.

Ne ho avuti diversi di giorni abbruttiti così. Solo ultimamente ho maturato una nuova consapevolezza, derivata da un miglioramento interiore progressivo, che mi ha inevitabilmente portato a chiedermi cosa, effettivamente, mi sta insegnando la quarantena.

In primis, ho capito che l’unica persona di cui ho realmente bisogno sono io. Da sola sono perfettamente in grado di divertirmi, di fare cose che mi piacciono, di trovare la bellezza in semplici fatti di banale vita domestica.

Ieri sera bevevo un bicchiere di vino, acciambellata sulla poltrona, guardando un film ed ho pensato che, in quel momento, non sarei voluta essere in nessun altro posto al mondo. Auguro a chiunque di provare questa sensazione nella vita.

Ho imparato a prendermi cura di me. E non parlo dello scrub al cioccolato fondente che faccio una volta a settimana o dello spazzolarmi i capelli ogni mattina. Parlo dell’importanza della salute, del miracolo di stare bene, di essere giovani e possedere tutte le energie per affrontare il mondo. Ho iniziato a fare sport tutti i giorni, che se me l’avessero detto venti giorni fa non ci avrei creduto, a fare la dieta dissociata, a fare training autogeno, a migliorare la mia respirazione. Perché essere sani è davvero un regalo preziosissimo e non ce ne rendevamo conto.

Ho imparato anche ad essere grata. Ho scoperto che ci sono un sacco di cose per le quali devo ringraziare e che, in futuro, non dovrò mai più perderle di vista, perché, così facendo, si rischia prima di tutto e soprattutto di perdere se stessi.

Ho acquisito una visione della vita, non nuova, ma sicuramente diversa. Restare in casa, mi ha permesso di osservare la mia vita sociale dall’esterno e mi sono accorta che, ultimamente, ho fatto l’errore di procrastinare. Ora so che non ne vale la pena, che non posso pretendere giustizia sempre, perché il mondo, a volte, è ingiusto e pure le persone a volte sono ingiuste oppure sono semplicemente cattive o stupide o, forse, incomprese e non c’è niente che io possa fare. Devo lasciare correre, perché ho cose più importanti a cui pensare.

A proposito di cose importanti: com’è bello stare fuori. Andare al parco in quel momento brevissimo, tra il tramonto e la sera, in cui l’aria ha una sfumatura azzurra impercettibile ed il cielo ha delle crepe di luce d’oro, sedersi da qualche parte e guardare i primi passi dei bambini o gli anziani ammassati sulle panchine. E poi prendere appuntamento con gli amici, un appuntamento vero, non una videochiamata, per andare a mangiare una pizza, in mezzo alla gente e poi tornare a casa, lamentandosi dell’umidità e che non ci sono più le mezze stagioni.

Stare fuori è bellissimo e, quando potremo farlo di nuovo, assicuratevi di andare fuori con chi se lo merita. Scegliete con cura le persone con cui volete andare a cena fuori. Perché la quarantena ci insegna che non si può sprecare tempo con le persone complesse, facendo gli psicologi, ingurgitando i malesseri degli altri. Non si possono perdere attimi felici a litigare, a chiarire, poi a litigare di nuovo, a chiederci cosa pensano gli altri di noi, se il nostro partner ci ama davvero o finge, se siamo abbastanza, se abbiamo fatto abbastanza, per la famiglia, per la società, per gli altri.

Dobbiamo chiederci se abbiamo fatto abbastanza per noi e, se anche solo una volta ci siamo messi da parte, dobbiamo chiederci scusa.

Poi, ho capito anche che se hai accanto le persone giuste, i rapporti umani sono una cosa stupenda: se riesci a lavorare di empatia e trovi dall’altro lato gentilezza e dolcezza, gli esseri umani sono creature meravigliose. Sono state tantissime le persone che mi sono state accanto, anche se a distanza, in questi giorni di clausura; alcune mi hanno sorpreso, altre sapevo che ci sarebbero state, ma non mi azzardo a dare nulla per scontato, mai.

La quarantena mi ha insegnato a diluire la vita, questa vita che siamo abituati a dover ingurgitare a grossi bocconi, perché non c’è mai tempo, perché c’è sempre altro da fare. Mi ha aiutato a vedere le cose più chiaramente.

La tristezza e la paura aleggiano nell’aria e, qualche mattina, quando apro la finestra, le avverto. Ma sto imparando ad accoglierle e ad affrontarle, senza che questo processo possa farmi male.

Sono lontana dagli altri, è vero, ma non sono mai stata più vicina a me stessa, come ora.

 

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