Essere terroni e vivere al nord: ecco come ci trattano da inferiori

Il lato peggiore del razzismo è quello che non si vede, quello che non fa scandalo, che quasi cade nell’abitudine.

“Questa cosa è proprio una terronata”, “Vanno aiutati a casa loro”, “Non ho niente contro quelli, però…”. Ecco, è il però che vi frega.

In quel però c’è tutta l’ignoranza e la chiusura mentale che caratterizza una discreta parte della popolazione di molte delle ridenti e sbarazzine cittadine nordiche, perlopiù intrise di un bigottismo imbarazzante, dove puoi incontrare allegre ed isteriche signorotte ignorantelle con l’accento sciù sciù ed una generazione 2.0, che di mestiere fa la cittadina del mondo, grazie ai soldi del bilocale in centro, affittato dal papi. Indovinate: affittato a chi? Esatto, ai terroni.

Devo essere onesta: vivo a Parma da 7 anni e non sono mai stata insultata. Ma sono stata discriminata, silenziosamente, da gente completamente ignara (e questa la parte peggiore) di discriminare.

“Che tu sei molto educata, non sembri una delle tue parti”; “è bello, non è bbbello”; “da voi c’è la mafia, si sa”.

Non te lo dicono, però lo avverti. Puoi toccarlo quel senso di diversità che ti dipingono addosso, che effettivamente ti chiedi cos’hai, poi, di diverso da loro, ma quella nota ironica, quello sguardo di sufficienza, tu lo avverti, lo senti e, sì: fa un po’ male.

Ti fa male, ma ti fa anche arrabbiare, di quella rabbia che cresce e ti porta a scoppiare, che vorresti spiegare loro che tu non hai mai fatto male a nessuno, che non sei un mafioso e che conosci la lingua italiana meglio di loro, che l’accento è un orgoglio, non una vergogna.

Io, ora, potrei largamente argomentare sul fatto che l’arte, la cultura e la civiltà sono nate al sud, come del resto dimostra l’architettura e la storia delle nostre città, mentre al nord si viveva ancora teneramente accampati nelle palafitte. Potrei proseguire, informandovi che “il Filippo” non è italiano e neanche “la seggiola” è italiano ed anche la “r” moscia di Parma o la “e” esageratamente aperta dei milanesi rappresentano una pronuncia scorretta della lingua italiana.

Potrei addirittura concludere, spiegandovi che la mafia del sud altro non era che un’accozzaglia di disperati burattini, mossi e pagati da illustri personalità politiche, nate e cresciute nel nord Italia (no, non siete più ricchi perché più bravi, più belli o più intelligenti di noi, mi spiace). Potrei anche eccedere, facendo presente che, al sud, data l’emergenza attuale, le città e le strade sono deserte: è qui che ci sono i super corridori in tutina e le sciure che muoiono dalla voglia di fare un giro in bicicletta.

Potrei, ma non voglio farlo. Non voglio insultare Feltri, che sostiene che io e la mia gente siamo inferiori, non voglio insultare chi è d’accordo con lui, non voglio insultare chi mi ha discriminato, chi ci ha discriminato, perché al sud ci educano all’amore ed alla compassione.

Penso che l’ignoranza sia una malattia, di quelle brutte, silenti, che ti consumano dentro e, come mi hanno insegnato al sud, io non potrei mai aggredire delle persone affette da una malattia così terribile. Ma tendo loro la mano, come tutti i terroni, perché noi siamo abituati così: siamo gentili e buoni d’animo.

Ospitiamo, ogni estate, persone da tutto il mondo e ne siamo entusiasti. Ai nostri amici del nord offriamo la cena, se vengono a trovarci e lo facciamo col cuore. Ai nostri compleanni non permetteremmo mai agli invitati di pagare la loro parte, perché sono così onorato che tu sia presente alla mia festa, che sono io a pagare per te. E quando vengo al nord, ti rispetto, rispetto la tua città, nella quale pago l’affitto, pago le tasse all’università, offro la mia prestazione lavorativa, do un contributo, perché noi della bontà e dell’educazione ne facciamo un culto.

Siamo un popolo straordinario, ne siamo consapevoli. Spero non abbiate dei complessi d’inferiorità, per questo.

 

 

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